LA STATUA DI DOÑA FLOR A MOLA DI BARI: STORIA DI UNA NOBILDONNA SPAGNOLA

Passeggiando nel “salotto buono” della città, nella splendida Piazza XX Settembre, si scorge nella superficie pedonale più ampia della stessa, una grande statua in bronzo raffigurante Doña Flor.

La scultura, commissionata dall’amministrazione comunale dell’epoca, risale al 1961 ad opera dello scultore molese Bruno Calvani, in onore della celebre opera lirica del musicista Niccolò Van Westerhout, nonché una tra le più belle opere italiane di fine Ottocento.

A seguito della ristrutturazione di Piazza XX Settembre attuata nel 2017, la statua ha riacquistato il suo splendore in quanto, oltre ad esser stata ripulita, è stata posta su un antico blocco in marmo travertino a forma di prisma quadrato e sono state apportate delle modifiche alla base.

La base è stata allargata e risulta circondata da otto panchine in marmo, due per ogni lato.

Sulle quattro facce laterali del blocco si possono leggere delle frasi, in particolare sulla faccia anteriore è inciso: “A NICCOLÒ VAN WESTERHOUT 17 DICEMBRE 1857-21 AGOSTO 1898”.

Risulta, quindi, evidente che l’opera sia dedicata al celebre compositore e concittadino Niccolò Van Westerhout, senza alcun cenno al nome della donna rappresentata, né all’autore dell’epoca.

Doña Flor prende il nome dal famoso e omonimo dramma lirico ” Doña Flor ” che, nel 1896, Niccolò Van Westerhout eseguì nell’incantevole Teatro Van Westerhout, rendendo omaggio al suo paese d’origine, nonché dal nome della nobildonna protagonista dell’opera.

L’opera, ambientata nel 1600, è stata scritta per essere interpretata nel suggestivo Teatro di Mola di Bari, già intitolato al compositore Niccolò Van Westerhout, ed è stata pensata tenendo conto delle sue dimensioni insufficienti ad accogliere orchestre con un grande organico e, tanto meno, a permettere molteplici cambi scenografici.

La scena è unica: l’interno di un palazzo signorile con un balcone che si affaccia sul Canal Grande a Venezia.

I cantanti vestono un solo costume e presenziano la scena durante tutta l’opera e gli orchestrali sono ridotti allo stretto necessario: tre protagonisti ed un coro di gondolieri fuori campo.

Si racconta la storia di Doña Flor, nobildonna spagnola sposata con l’anziano Don Filippo Olivarez, ambasciatore di Venezia. La nobildonna ha una tresca con un giovane veneziano, Alvise Malipiero.
Don Filippo, scoperto il tradimento, tende una crudele trappola alla moglie e con l’inganno le fa credere che Alvise la tradisce con un’altra donna.

In preda alla furia cieca della gelosia, Doña Flor si lascia convincere dal marito a vendicarsi del suo amante e lo fa annegare nella laguna, pentendosene non appena le viene svelato il tranello.

La grande statua in bronzo racchiude forti sentimenti quali passione amorosa, vendetta e crudeltà, il tutto in un perfetto stile romantico richiamato dall’autore dell’opera.

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